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20 ottobre, 2011




 
 

 

 

 

 

   
   
  STATI UNITI:ANDAMENTO ECONOMIA E CREDITO AL CONSUMO NEGLI USA

 

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Gli Stati Uniti stanno attraversando ormai da questa estate una crisi economica che in molti pensano potrà sfociare in recessione. La crisi è scaturita con la scoperta dell'insolvenza di coloro che hanno acceso i mutui subprime americani, facendo cominciare  a vacillare la banche e le finanziarie che non riuscivano più a controllare il credito uscito. Insieme a questo evento, il dollaro ha poi subito forti perdite sopratutto nei confronti dell'euro. Cerchiamo di capire adesso qualche ragione in più che ha portato l'economia americano in questo stato.

L’espansione dell’economia statunitense è proseguita a un ritmo elevato nel terzo trimestre (4,9 per cento in ragione d’anno), trainata soprattutto dalla crescita degli investimenti fissi delle imprese (9,3 per cento) e dalla forte accelerazione delle esportazioni (al 19,1 per cento), che hanno beneficiato della debolezza del dollaro. La domanda è stata sostenuta anche dai consumi, sulla cui dinamica non hanno ancora inciso la flessione dei prezzi delle abitazioni e, più in generale, gli effetti della crisi del mercato dei mutui. Si è accentuata ulteriormente, invece, la caduta degli investimenti residenziali, la cui quota sul PIL è scesa dal 6,2 per cento nel 2005 al 4,5 nel terzo trimestre del 2007.

I consumi delle famiglie hanno continuato a crescere in ottobre e novembre, sostenuti dal favorevole andamento dell’occupazione, pur in presenza di una riduzione del reddito disponibile in termini reali. In dicembre la crescita dell’occupazione ha però rallentato bruscamente; altri indicatori congiunturali

(ad esempio gli ordini di beni capitali e il clima di fiducia delle imprese) segnalano per il quarto trimestre un rallentamento degli investimenti e un ulteriore deterioramento nel settore delle costruzioni e nel mercato delle abitazioni. Nel complesso, secondo le stime dell’OCSE e dei principali analisti privati, il PIL statunitense dovrebbe crescere a ritmi annui intorno all’1-1,5 per cento nel quarto trimestre 2007 e nella prima metà dell’anno in corso, per poi accelerare gradualmente nella seconda metà dell’anno e nel 2009. Questo scenario è tuttavia caratterizzato da rischi verso il basso particolarmente elevati. Per contrastare l’accresciuto rischio di recessione, connesso anche con i possibili effetti delle turbolenze

finanziarie sulle condizioni del credito a famiglie e imprese, la Riserva federale ha fatto seguire al taglio di mezzo punto dei tassi ufficiali deciso alla metà di settembre altre due riduzioni, di un quarto di punto ciascuna, alla fine di ottobre e l’11 dicembre. Una ulteriore riduzione è attesa dagli operatori di mercato per la fine di gennaio La Riserva federale ha peraltro segnalato le proprie preoccupazioni per i rischi di inflazione, aumentata rapidamente nell’ultima parte del 2007. Il deflatore dei consumi privati ha segnato una crescita del 3,6 per cento in novembre, contro l’1,8 di agosto. Un aumento, anche se meno marcato (dall’1,9 al 2,2 per cento), è rilevabile anche con riferimento all’indicatore depurato dei beni alimentari ed energetici. Per aumentare la trasparenza del proprio operato e l’efficacia della comunicazione, lo scorso novembre la Riserva federale ha rivisto le modalità di formulazione e pubblicazione delle proprie previsioni macroeconomiche; tra l’altro, esse vengono ora pubblicate ogni tre mesi, su un orizzonte temporale esteso ai tre anni successivi.

Estratto da Bollettino Economica Banca Italia Gennaio 2008.

 

 

 

 
 

 

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